di FRANCESCO FABRIS
Il sodalizio tra Dale Chihuly (Tacoma, 1941) e Venezia, inaugurato con Chihuly over Venice (1996) si ravviva in grande stile nella città lagunare. Chihuly: Venice 2026 è un monumentale progetto che prevede tre installazioni giganti in vetro, collocate all’aperto e visibili dal ponte dell’Accademia, oltre ad un percorso storico e d’archivio ospitato a Palazzo Loredan presso la sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a pochi passi dai siti. Un progetto, curato da Suzanne Geiss e realizzato da Pilchuck Glass School, centro internazionale dedicato al vetro, fondato dall’artista nel lontano 1971.
Dale Chihuly cresce negli USA in un periodo in cui l’arte contemporanea sperimenta linguaggi e materiali nuovi, stira le forme, esaspera i concetti, manipola la materia.La sua attenzione al vetro, in una tendenza avanguardistica, diventa arte sperimentale quando, nel 1968, si “sposa” con Venezia, praticando i laboratori artistici di Venini e così nutrendosi della simbiosi tra arte e vetro che è matrice imprescindibile della città lagunare.
Nei lunghi decenni di studio e sperimentazione, Chihuly arriva a consegnarci una poetica di dialogo tra artigianato e monumentalità, tra meraviglia e controllo tecnico.
La sua cifra stilistica vive di grandi volumi cromatici, di dimensioni scenografiche nelle quali le forme organiche (fiori, corolle, reti, sfere, filamenti) raccontano una “estetica della crescita” dentro la quale il vetro, da materiale fragile e minacciato, diviene materia dominante e metafora di vita, rinnovata dalla luce che ne esalta i volumi saturi di colore caldo.